Gregorio Magno

(540 ca.-604)

                                                                    



I giudizi di Dio

Lazzaro, il mendico, giace pieno di piaghe davanti alla porta del ricco. In questo fatto Dio ha attuato due suoi giudizi. Il ricco avrebbe avuto forse qualche scusa se Lazzaro, povero e ulceroso, non fosse giaciuto davanti alla sua porta, se fosse stato lontano, se la sua miseria non gli fosse stata continuamente sotto gli occhi. Viceversa, se il ricco fosse stato lontano dal povero, questi avrebbe dovuto tollerare nell'animo una tentazione minore. Ma Dio pose il povero piagato precisamente davanti alla porta del ricco sfondato: con questo unico e identico fatto, aumentò, per la visione del povero, il cumulo dei castighi del ricco crudele, e mise alla prova ogni giorno il povero con la visione del ricco. Pensate quante tentazioni dovette sopportare nel proprio animo questo povero, ricoperto di piaghe, mentre, bisognoso di cibo, non aveva neppure la salute e vedeva davanti a sé il ricco scoppiare di benessere, tutto immerso nei piaceri! Vedeva se stesso tormentato dal dolore e dal freddo, l'altro gioire, vestito di bisso e di porpora; si vedeva oppresso dalle piaghe, e vedeva l'altro abbondare di ogni bene; vedeva sé tanto bisognoso, e l'altro tanto egoista. Quale tumulto di tentazioni, fratelli miei, si agitava nel cuore del povero! Egli sarebbe stato afflitto abbastanza dalla povertà, anche se fosse stato sano; e sarebbe stato afflitto abbastanza dalla malattia anche se avesse avuto i mezzi necessari. Ma affinché il povero fosse messo alla prova, lo oppressero insieme la povertà e la malattia. E per di più vedeva il ricco procedere accompagnato da amici e servitori, mentre nella sua malattia e nel suo bisogno nessuno lo visitava. Che nessuno gli fosse vicino, infatti, lo attestano i cani, che leccavano liberamente le sue ferite. Con un solo fatto, dunque, Dio onnipotente mostrò due suoi giudizi: permise che il povero Lazzaro giacesse davanti alla porta del ricco, e così l'empio ricco aumentasse la propria condanna, mentre il povero tentato aumentasse la propria ricompensa. Quegli vedeva ogni giorno colui di cui non aveva pietà, questi vedeva ogni giorno colui che era per lui occasione di prova. Due cuori quaggiù, e lassù uno che guardava: ne preparava uno alla gloria esercitandolo nella tentazione e aspettava di punire l'altro, tollerandone l'iniquità. Il Vangelo continua: E avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto nell'inferno (Lc 16,22). Ed ecco che questo ricco, in preda al tormento, cerca quale avvocato colui di cui in questa vita non aveva avuto pietà. Infatti il Vangelo soggiunge: Ed elevando gli occhi mentre era tra i tormenti, vide da lontano Abramo e Lazzaro nel suo seno. E gridando disse: "Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a bagnar la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché io spasimo in questa fiamma!" (Lc 16,23-24). Come sono altissimi i giudizi di Dio! Come è severa e precisa la ricompensa delle azioni buone e di quelle cattive! Sopra è stato detto che in questa vita Lazzaro bramava le briciole di pane che cadevano dalla mensa del ricco, e nessuno gliele dava; ora si dice che il ricco, nel suo tormento, brama che Lazzaro gli faccia cadere dalla punta del dito una goccia d'acqua in bocca. Da qui, o fratelli, da qui comprendete quanto sia rigido il giudizio di Dio! Questo ricco che non volle dare neppure i minimi avanzi della sua mensa al povero piagato, ora nell'inferno giunge a chiedere il minimo: chiede infatti una goccia d'acqua colui che negò una briciola di pane. Ma con grande timore si deve soppesare ciò che dice la risposta di Abramo: Figliolo, ricordati che tu avesti i beni in vita, mentre Lazzaro ebbe dei mali. Quindi ora lui è consolato e tu soffri (Lc 16,25). Davanti a queste parole, fratelli miei, c'è bisogno più di timore che di commento. Forse fra i presenti ve ne sono alcuni che hanno ricevuto dei beni esteriori a questo mondo. Dovete aver timore, dovrei dire, dello stesso dono esteriore, che non vi sia stato dato in ricompensa per le vostre buone azioni e il giudice, che vi ha ricompensato quaggiù, vi allontani dalla mercede del bene interiore, che cioè l'onore e le ricchezze siano non aiuto alla virtù, ma ricompensa della fatica. Infatti con le parole: "Avesti i beni in vita" si indica che nel ricco vi fu qualcosa di buono, per cui ne ebbe i beni di questa vita. Dicendo invece che Lazzaro ebbe dei mali, si mostra chiaramente che in lui vi fu qualcosa di male da purgare. Ma il male di Lazzaro fu purificato dal fuoco della miseria, mentre il bene del ricco fu ricompensato con la felicità di questa vita passeggera. Quello fu afflitto e mondato con la povertà, questi ricompensato e scacciato per l'abbondanza. Voi tutti, dunque, che in questo mondo avete dei beni, se vi ricordate di aver compiuto del bene, abbiate il timore che questa prosperità a voi concessa non ne sia la ricompensa. E se vedete che tutti i poveri commettono delle azioni degne di riprensione, non disprezzateli. Non disperate di loro, perché forse la fornace della povertà sta purificando in loro ogni traccia di pravità. Abbiate timore di voi, invece, che pur avendo compiuto qualche azione cattiva, ne è seguita una vita prospera. Per ciò che riguarda i poveri, pensate che la loro povertà, quale maestra severa, ne tormenta la vita per farli giungere alla rettitudine.

Gregorio Magno, Omelia per la III domenica di quaresima



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